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Luglio/Agosto 2007 - Guadagno e divulgazione numismatica

 
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Autore Messaggio
Fabio Gigante
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MessaggioInviato: Mer Lug 18, 2007 11:06 am    Oggetto: Luglio/Agosto 2007 - Guadagno e divulgazione numismatica Rispondi citando

Il guadagno dei commercianti e la divulgazione numismatica

Leggendo il numero 196 di Cronaca Numismatica ho rilevato il largo spazio dato, sia nel dritto e rovescio sia nella posta, a dei lettori che ponevano in rilievo delle problematiche inerenti al mercato numismatico. A tale riguardo devo dire che, a mio parere, non tutte le argomentazioni poste sono condivisibili; tuttavia, molte altre sono legittime e confermano quanto da tempo vado scrivendo su queste stesse pagine: la numismatica ha dei problemi che necessitano una rapida risoluzione. Ogni parte interessata deve concorrere, nel proprio ambito e con i propri mezzi, a favorire un mercato in grado di offrire le indispensabili garanzie ed una cultura numismatica di alto livello e fruibile da tutti.

Per meglio avviarci a risolvere le esigenze più impellenti occorre tuttavia liberarsi di quei pregiudizi che, anziché avvicinare le parti, concorrono a creare un certo clima di diffidenza. Il primo fra tutti i pregiudizi è quello di ritenere che gli operatori commerciali numismatici guadagnino più del lecito. I commercianti sono semplicemente dei commercianti, ossia effettuano delle operazioni di compra-vendita per trarne del profitto, che è poi la mission di ogni impresa imprenditoriale. Molte persone, a ben leggere nelle varie fonti di dibattiti disponibili, ritengono che, ad esempio, un guadagno del venti per cento sui beni numismatici debba ritenersi un vero e proprio ladrocinio, addossando inoltre agli stessi commercianti ogni responsabilità in merito al mancato sviluppo culturale della numismatica e della difficoltà nel realizzare un auspicato ricambio generazionale. Poco importa poi se molte di queste persone ricavano dalle loro professioni dei lauti guadagni e sono disposte a spendere follie per andare al ristorante alla moda o non battono ciglio se devono acquistare beni di lusso i cui rivenditori praticano dei ricarichi altissimi. Infatti, quando si deve apparire si è disposti ad avere un certo tipo di rapporto di complicità con il proprio fornitore, che diventa un caro amico; invece, quando si tratta della numismatica, si ritiene doveroso inseguire l’affare e, quindi, non si è disposti a riconoscere un giusto guadagno all’operatore numismatico. Se teniamo in buona considerazione la lamentela di quel collezionista, che nella posta di Cronaca Numismatica si è lamentato del fatto che rivendendo ciò che aveva acquistato ci rimetterebbe il 10-20%, ci accorgiamo di quanto poco guadagnano, generalmente, i commercianti numismatici. Naturalmente occorre dire che la numismatica, come tutti gli altri beni antiquari od artistici, può garantire delle elevate plus valenze, ma questo dipende essenzialmente da ciò che si acquista e quando si acquista.

Il malessere che si prova nel rendersi conto che, nell’effettuare il proprio lavoro, anche i commercianti numismatici guadagnano del denaro, ha spinto gran parte del mercato a maturare una certa avversità piuttosto generalizzata nei confronti dell’intera categoria commerciale, giudicandola con ingenerosi luoghi comuni e facendo di tutta l’erba un fascio.

In questo particolare momento il mercato dei piccoli numeri si è spostato decisamente verso le aste on-line tra privati, mentre quello dei grandi numeri tende sempre più verso il mercato delle aste professionali. Entrambi questi sistemi di vendita sono ritenuti, per molti aspetti a torto, più convenienti in termini economici rispetto all’acquisto tradizionale; tuttavia, essi non offrono le garanzie proprie di una vera e propria vendita commerciale. Inoltre, le nuove emissioni di monete sono oramai esclusivo monopolio delle zecche di stato ed, infine, occorre considerare che il mercato sommerso è superiore di quello ufficiale. Per propria natura questi protagonisti assoluti del mercato, sono incapaci di offrire la necessaria assistenza al cliente e, soprattutto, di educare culturalmente le nuove generazioni. Ora, a seguito di questo stato di cose, non credo si debbano colpevolizzare i commercianti, come rilevato su Cronaca Numismatica, di non fare nulla per la divulgazione della numismatica; infatti, la divulgazione può essere sostenuta solo in funzione della fruizione di concreti vantaggi nel medio e nel lungo periodo. Oltretutto occorre tenere in considerazione il fatto che tendenzialmente i collezionisti non amano collaborare con i commercianti i quali, paradossalmente, sono visti come dei veri e propri nemici, proprio perché questi ultimi operano in funzione di un profitto che è visto, dai “collezionisti puri”, come un elemento inquinante della loro passione; profitto che, viceversa, è tollerato se a realizzarlo è il “collezionista commerciante-abusivo”.

Quello che invece i commercianti possono e devono fare, come già detto altre volte, è quello di preoccuparsi di garantire efficacemente ciò che vendono e di utilizzare, per la graduazione dello stato di conservazione dei beni numismatici, medesimi parametri oggettivi; tuttavia, queste iniziative possono essere sollecitate solo dalle Associazioni professionali, che devono predisporre e regolamentare i servizi necessari allo scopo e vincolare i propri soci ad utilizzare il nome ed il logo associativo esclusivamente in funzione dell’utilizzazione di standard ideati e prodotti dalle stesse Associazioni. Da tenere fortemente in considerazione anche l’apertura, all’interno delle Associazioni professionali nazionali, di un comitato per le falsificazioni sul modello di quello esistente presso l’AINP, che, in caso di controversia, possa operare un’efficace funzione di mediazione del litigio. Così facendo si sarà effettuata un'importante azione volta a riportare molti collezionisti in quei negozi che sapranno distinguersi per la bontà dei servizi offerti in termini di consulenza, di garanzia e di scrupolo nella graduazione qualitativa delle monete.
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Fabio Gigante
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MessaggioInviato: Lun Lug 30, 2007 1:37 pm    Oggetto: Rispondi citando

Spett.le Fabio Gigante,

Mi chiamo Gennaro, sono uno studente universitario, sto realizzando una tesi sul mercato numismatico come asset finanziario.

In merito allo spostamento verso le aste on-line sto studiando un sistema economico-finanziario (non di marketing) per fidelizzare i collezionisti ai commercianti perchè a mio parere è importante il lavoro e la sopravvivenza di questi ultimi in particolar modo dei N.I.P.

Purtoppo molti collezionisti giustificano il 15% di commissioni (che addirittura aumenta per via dei vari costi e dell'IVA) ma non giustificano un 20% dei commercianti che offrono in realtà anche una consulenza.
Questa giustificazione è a mio modesto parere data dalla maggiore transparenza informativa in merito alle commissioni delle aste rispetto ai commercianti.

La invito a leggere un saggio scritto negli anni 70 da George Akerlof che si chiama "il mercato dei Bidoni", questo saggio può essere paragonato ai commercianti che applicano commissioni elevate a danno dei commercianti onesti. Questi comportamenti farebbero "scappare" i collezionisti verso altre forme di compravendita.

Quindi sarebbe opportuno, a mio modesto parere creare delle REGOLE FISSE in termini di compravendita numismatica, il che non significa dettare una percentuale di margine obbligatoria ma, creare un regolamento dell'associazione NIP che assicuri una trasparenza sul margine commerciale.

Mi rendo conto che l'impresa è assolutamente ardua per via dei fattori che Lei stesso indica nel catalogo che aumentano o diminuiscono il pregio delle monete o anche per via della condizione di liquidità in cui si trova il mercato, ma nonostante tutto è a mio parere un elemento importante per la diminuzione dell'inefficienza informativa sul guadagno dei commercianti.

Attendo impazientemente un suo commento in merito all'argomento

La ringrazio

Arrivederci

Gennaro Leo
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Fabio Gigante
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MessaggioInviato: Mar Lug 31, 2007 9:41 am    Oggetto: Rispondi citando

Genn.le Sig. Leo,

La ringrazio sinceramente per avere postato un commento a seguito di un mio articolo. Si tratta senza dubbio di un modo intelligente e maturo di interloquire direttamente con chi esprime il proprio pensiero.

Tornando all'oggetto della risposta che le devo non posso fare a meno di condividere (teoricamente) la sua riflessione in merito alla trasparenza sul margine; tuttavia, devo ricordarle che il negoziante esercita un'attività di compra-vendita, quindi non d'intermediazione, che risponde più alle leggi della concorrenza che non a quelle della trasparenza sugli utili.

La concorrenza fa abbassare i profitti aumentando i servizi e, pertanto, rende inutile la trasparenza.

Il fenomeno delle aste è più legato alla gratificazione del partecipare ad un "gioco" in cui il premio finale consiste nell'aggiudicarsi (naturalmente a pagamento) l'oggetto del contendere. In più vi è l'illusione di andare in un qualche modo alla fonte dei beni d'acquistare e di fare parte attiva di un certo mondo.

Jhon Elkann, in una recente intervista, ha dichiarato che una società di calcio che ha l'80% dei costi sul fatturato è destinata a fallire, in ogni caso sarà sempre perdente nei confronti di società come il Manchester United che ha il 55% dei costi. Come può ben vedere, secondo il vicepresidente della FIAT, l'azienda che guadagna il 20% sul fatturato è destinata a scomparire.

Nel commercio non possono esistere delle regole fisse, nè per quanto concerne la percentuale di profitto nè per quanto concerne i servizi erogati, verrebbe meno il principio della concorrenza. Il mio pensiero è che le aste siano oggi di moda indipendentemente dalla trasparenza del profitto e, per dirla tutta, nonostante si stiano trasformando in vendite del tutto simili a quelle effettuate nei negozi. Analizzando la nostra banca dati, che registra i dati di mercato delle vendite pubbliche, si può notare con facilità che, negli ultimi anni, le monete sono poste in vendita con prezzi di partenza massimi di catalogo e che le stesse risultano essere aggiudicate in maggior parte alla prima battuta. Almeno nei negozi si può sperare di avere qualche euro di sconto.

Cordialmente
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MessaggioInviato: Mar Lug 31, 2007 3:09 pm    Oggetto: Rispondi citando

Spett.le Fabio Gigante,

La ringrazio per aver risposto al mio commento,

Purtroppo non ho dei dati per valutare empiricamente il fenomeno ma a quanto fa capire sembra che il mercato si sta avviando verso una sorta di bolla speculativa delle aste numismatiche, a sfavore dei commercianti (mercato secondario), se così fosse non ci sarebbe nulla di nuovo perchè è un fenomeno già accaduto nell'arte visiva tra la fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90 negli USA.

Effettivamente questo fenomeno darebbe non pochi problemi nella stesura delle quotazioni del suo ottimo catalogo.

Quindi perchè non scrive un articolo su CN evidenziando dalla Vs. banca dati delle analisi empiriche su come negli ultimi tempi i prezzi delle aste possono essere superiori ai cataloghi dei commercianti?

I miei più distinti saluti

Gennaro Leo
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Fabio Gigante
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MessaggioInviato: Mar Lug 31, 2007 3:35 pm    Oggetto: Rispondi citando

Gent.le Sig. Leo,

Non ci siamo capiti, evidentemente mi sono espresso male. Le valutazioni inserite nel nostro catalogo delle monete tengono conto dei realizzi delle aste, non potrebbe essere altrimenti; infatti, se così non fosse, si tratterebbe di un lavoro slegato dal contesto del mercato.

Quello che intendevo dire è che, in generale e per le monete catalogate nei nostri cataloghi, i prezzi di partenza delle aste si adattano ai prezzi massimi dei cataloghi; tuttavia, i lotti in questione risultano, generalmente, essere aggiudicati con una sola battuta. Pertanto, si può pacificamente affermare che si tratta, oramai, di vendite a prezzo netto, più che di aste. Questo stato di cose si verifica in quanto sono gli stessi commercianti (sia quelli regolari sia quelli abusivi, oltre agli stessi titolari delle case d'asta) a mettere in vendita le proprie monete tramite le aste; dal momento che nessuno è disposto a svendere i propri beni, non si vogliono correre rischi e si richiede subito un prezzo elevato. Poi se la vendita è reale o meno, questo non è dato a sapersi.

Che il mercato si stia spostando verso le case d'asta è un dato di fatto incontrovertibile, quello che ho inteso dire nell'articolo è che, a differenza da quanto sostenuto da molti, in realtà i commercianti numismatici effettuano un'attività tra le più complesse del settore commerciale e che i loro guadagni sono tutt'altro che esagerati. Basta fare un giro nei centri storici delle città ed osservare cosa vendono i negozi più belli e centrali. Infine, dato questo stato di cose, ho ritenuto eccessivo imputare ai commercianti la mancata divulgazione numismatica alle nuove generazioni.

Cordialmente
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